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Fiorenzuola d'Arda

      

 

Fiorenzuola d'Arda
La Storia

A nord del capoluogo, in località Paullo, c’è un sito archeologico pluristratificato, che va dall’Età tardo repubblicana ed imperiale romana al Rinascimento: sono emersi i resti di una villa romana con ceramica fine e vasellame per uso alimentare e tracce di un villaggio medievale in legno; gli scavi hanno portato alla luce balsamari in vetro, fibule e un piccolo bronzo del V-IV secolo a.C., che sembra confermare la presenza etrusca in quest’area. Di ottima fattura anche le ceramiche rinascimentali.
A Vignola, a sud della città, sono affiorati un villaggio a pianta ellittica riferibile all’Età del Rame (fine del III millennio a.C.), uno più tardo dell’Età del Bronzo e quindi un insediamento tipico della cultura delle terramare; una stratificazione ancor più antica ha mostrato le tracce di un abitato della prima metà del IV millennio a.C., ultima fase del Neolitico.
Luigi Scotti, nel 1894, trovò a Palazzina d’Olza le tracce di tre capanne circolari del Neolitico, risalenti ad un periodo compreso tra i 4.500 e i 3.000 anni fa.
Questi ritrovamenti dimostrano la continuità della presenza umana sul territorio lungo migliaia di anni.
La Tabula Peutingeriana è una mappa delle strade romane del III o IV secolo d.C. e trascritta nel Duecento, riscoperta dall’umanista tedesco Peutinger nel XVI secolo: questo documento riporta il nome della stazione militare Florentia, posta a 15 millia passum da Piacenza: a quell’epoca Fiorenzuola doveva essere una mansio romana, cioè una stazione di sosta con guarnigione; il villaggio fortificato fu forse fondato ancor prima della Via Emilia (terminata da M. E. Lepido nel 187 a.C.), al fine di contrastare l’insediamento dei Galli in pianura.
Benché non vi sia accordo sull’origine del toponimo della città (alcuni studiosi sostengono che si chiamasse Fidentiola, poiché fondata dai fidentini), sembra plausibile che i Romani le attribuirono il benaugurale nome di Florentia anche per la fertilità dei suoi terreni, che facevano parte della centuriazione.
La struttura della città romana è ancora riconoscibile: Via Garibaldi (Contrada Dritta) corrisponde all’antico decumano, Via Liberazione (Contrada di Porta Chiusa) al cardo.
Le quattro porte medievali del paese si trovavano agli estremi di queste due strade.
La seconda importante tradizione legata al toponimo, è il passaggio a Fiorenzuola di un pellegrino francese, Fiorenzo di Tours, futuro Vescovo di Orange e Santo, che transitò nel villaggio nel VI secolo mentre era diretto a Roma: una donna gli chiese di pregare per la figlia appena morta, che fu resuscitata in mezzo al giubilo della folla.
Al santo fu consacrata anche la chiesa principale: nel X secolo l’antichissimo monastero di San Fiorenzo fu destinato a chiesa parrocchiale; un rogito del 1066 testimonia che un collegio di canonici ufficiava la chiesa, donde il titolo di “Collegiata”.
Oggi Fiorenzuola è gemellata con Lausonne per il comune culto del Santo.
Florentia è citata anche nell’Itinerarium Antonini Placentini, un diario di viaggio in Terra Santa tenuto da un gruppo di pellegrini piacentini tra il 560 e il 570.
Il villaggio fu sede di un monastero in epoca longobarda.
Nel VI secolo i Longobardi riutilizzarono alcuni tratti delle vecchie vie di comunicazione imperiali per collegare i ducati di Tuscia, Spoleto e Benevento a Pavia, la loro capitale. Privilegiarono però i crinali dell’Appennino ligure-piacentino e tosco-emiliano, tenendosi lontano dai Bizantini insediati sul Mar Ligure e nell’Esarcato di Ravenna.
Si delineò così la cosiddetta Via dei Monasteri Longobardi, le cui tappe, usate da soldati, mercanti e pellegrini romei, erano, a grandi linee, le seguenti: Fiorenzuola, Castell’Arquato, Lugagnano, Veleia, Rustigazzo, Mocomero e Mignano, Taverne, Monastero di Val Tolla, Sperongia, Pedina, hospitale di Casali, Passo del Pelizzone, Bardi, Monastero di Gravago, e poi giù fino a Borgotaro e Pontremoli.
Con l’arrivo dei Franchi nel IX secolo, si venne a configurare la Via Francigena, che prendeva nome proprio dal popolo che instaurò un rapporto privilegiato con Roma ed il Papato: la Via dei Monasteri Longobardi diventò una variante della Francigena.
Questo stesso percorso fu favorito dal Comune di Piacenza nel XII secolo, in alternativa alla Via del Monte Bardone (Passo della Cisa) controllata dalla rivale Parma.
Già prima del X secolo, gli edifici sacri di Fiorenzuola e molte terre attorno al villaggio appartenevano ai vescovi di Piacenza, che vi insediarono famiglie feudatarie.
Nel luglio 923 il borgo fu teatro di una violentissima battaglia tra Berengario I, imperatore del Sacro Romano Impero e re d'Italia, e Rodolfo II re di Borgogna, che vinse lo scontro.
Il 1057 è un anno importante per Fiorenzuola, poiché le reliquie di San Fiorenzo furono trasferite dalla Francia nella cittadina, come testimonia un affresco tardo-quattrocentesco nella Collegiata: giacché si attribuiva un potere terapeutico e taumaturgico al Santo, le sue spoglie mortali incrementarono senz’altro i pellegrinaggi a Fiorenzuola.
Nel secolo XI il re danese Eric I Svendsson fondò nel territorio un hospitale per i pellegrini dei paesi nordici, struttura citata dall’Abate Nikulas di Munkthvera nel suo viaggio dall’Islanda a Gerusalemme (ca.1154).
Nel 1132 San Benedetto di Clairvaux fu a Fiorenzuola: pochi anni dopo fondò l’Abbazia di Chiaravalle della Colomba.
Fiorenzuola si eresse a Libero Comune durante i primi decenni del XIII secolo.
Nel Medioevo il borgo fu una piazzaforte contro le aggressioni di Parma, assediata anche dai cremonesi e dalle fazioni guelfe e ghibelline in lotta tra loro: in una pergamena del 1272 si cita un fortilizio chiamato Castelvecchio, che fungeva da porta d’ingresso alla città lungo la Via Emilia verso Parma. Il maniero, racchiuso entro alte mura, si trovava presso l’area compresa tra Corso Garibaldi (dove si nota ancora un muro scarpato), Piazza Marsala e Piazza Caduti. La cinta muraria che partiva da questo castello fu abbattuta nel XIX secolo e agli inizi del XX.
La Signoria del marchese ghibellino Oberto III Pallavicino, detto il Grande, durò dal 1254 al 1262, quando fu interrotta da Carlo d’Angiò; dopo qualche anno Alberto Scoto, signore guelfo di Piacenza, estese il suo potere anche su Fiorenzuola (1286).
Ai primi del XIV secolo, quando si affermò l’egemonia viscontea, Fiorenzuola fu ceduta ai Fulgosio, che vi rimasero per vent’anni circa e ai quali, nel 1335, subentrò Francesco Scotti, figlio di Alberto.
Nel 1385 tornarono i Fulgosio, quindi Fiorenzuola passò al condottiero di Gian Galeazzo Visconti - Jacopo Terzi - negli ultimi anni del XIV secolo. Tornarono poi gli Scotti fino a che, nel 1441, Filippo Maria Visconti investì il suo pupillo Rolando Pallavicino il Magnifico - che aveva cresciuto presso la corte milanese -, delle terre di Fiorenzuola.
Nel 1494, Rolando II comprò Fiorenzuola come bene allodiale e, nel XVI secolo, i Pallavicino governarono la Val d’Arda insieme agli Sforza.
Dal 1557 al 1585 lo Stato Pallavicino fu governato da Sforza Pallavicino, marito di Giulia Farnese nonché celebre stratega militare: nel 1559 Sforza riunificò lo Stato diviso in due parti nel 1479 ed elesse Cortemaggiore capitale.
La sua Signoria su Fiorenzuola portò alla promulgazione “Regolamento per la Comunità” nel 1569 e a nuovi privilegi per la comunità ebraica, stanziatasi nella contrada di Caravaggio a partire dal XV secolo.
Alla morte di Sforza Pallavicino, Fiorenzuola e tutte le sue terre furono inglobate nel Ducato di Parma e Piacenza.
La peste del 1628 ridusse la popolazione di Fiorenzuola di oltre la metà: sopravvissero circa 1.000 abitanti.
Un’altra sventura è registrata nel 1776, quando una grave inondazione procurò ingenti danni e distrusse molti documenti dell’archivio storico.
Nel 1731 ai commissari ducali farnesiani subentrarono quelli borbonici.
Il 25 ottobre 1802 in città fu proclamato la sovranità della Repubblica Francese di Napoleone.
Maria Luigia d'Austria, vedova di Napoleone, governò il Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla dal 1814 al 1847, anno in cui tornarono i Borbone.
Nel 1831, a Parma scoppiarono i moti popolari e Maria Luigia si rifugiò a Piacenza, dove c’era una forte guarnigione austriaca; lo stesso anno 500 soldati repressero nel sangue una sommossa provocata a Fiorenzuola da circa 170 insorti provenienti da Parma, la cosiddetta “Colonna Parmigiana”, costituita per lo più da studenti.
A parte questo violento episodio, Maria Luigia governò saggiamente e, a Fiorenzuola, diede l’avvio a tante opere pubbliche, compreso il ponte sull’Arda da lei stessa inaugurato nel 1836.
Nel plebiscito del 10 maggio 1848, la città votò per l’annessione al Piemonte con 573 voti su 584; il 18 marzo 1860, la provincia di Piacenza fu dichiarata parte del Regno d'Italia.
Tra i fatti rilevanti nella storia della cittadina, c’è l’istituzione della Società di Mutuo Soccorso degli operai, il 21 aprile del 1862.
All’inizio del novecento cominciarono a svilupparsi quei movimenti sociali che portarono alla formazione delle prime leghe sindacali e alla nascita delle prime cooperative di consumo tra operai e contadini (1900).
Nel 1891 a Fiorenzuola fu installata la prima raffineria italiana, la “Clère & C.”, che toccò i vertici della sua produzione tra il 1948 e il 1957, con la gestione della S.p.A. Petroli d’Italia: oltre che per la presenza dei giacimenti in Val d’Arda (il “Texas piacentino”), Fiorenzuola era avvantaggiata dalla sua posizione sulla Via Emilia e lungo un importante ramo della ferrovia. Il grave incendio del 1956 e l’imporsi dell’Agip determinarono il fallimento della Società e, quindi, la chiusura degli impianti nel 1967; lo smantellamento fu ultimato nel 1970.
Il 18 settembre 1956 Fiorenzuola d’Arda fu elevata a rango di Città.
Lo stemma comunale - tre rose bianche in campo rosso - trova un’antica rappresentazione nel sottarco dell’abside della Collegiata (forse risalente al 1493): la simbologia potrebbe rimandare ai Templari, alle Confraternite, ma anche alla sacralità della fertilità femminile.

Da vedere

Entrando a Fiorenzuola dalla Via Emilia, si supera il ponte e, proseguendo diritto, ci si trova immediatamente in Piazzale Rocca: qui si trovava una fortificazione dotata di prigioni, rimossa nella prima metà del XIX secolo per far posto al ponte sull’Arda; tracce del fortilizio sono individuabili nel Bar del Ponte.
Sulla destra del piazzale giriamo in Via Melchiorre Gioia, dove, all’angolo con Via Mazzini, si trova la chiesa della Beata Vergine di Caravaggio, costruita tra il 1731 e il 1749. La facciata presenta un imponente portale definito da colonne che sorreggono timpano ed archivolto a sesto ribassato, sormontati da due finestre barocche. Il campanile fu aggiunto nel 1804.
In Via Mazzini si era stabilita una fiorente comunità ebraica.
In fondo a Via Gioia, sulla sinistra, c’è Piazzale San Giovanni, dove si trova l’omonimo convento oggi sede del Municipio. Il monastero fu originariamente costruito dall’Ordine dei Templari, arrivati a Fiorenzuola tra il XIII e il XIV secolo. La loro chiesa fu consacrata nel 1451 e abbandonata nel 1571, quando Pio V soppresse l’ordine. Il Cardinale Francesco Sforza donò il convento e il patrimonio fondiario all’Ordine riformato dei Cistercensi nel 1604, e da lì iniziò la costruzione dell’attuale edificio conventuale. La chiesa quattrocentesca fu demolita nel 1623: al suo posto fu eretto, al centro del monastero, il tempio ottagonale oggi adibito a sala riunioni. Nel 1693, insieme al titolo di abbazia, arrivarono nel convento le reliquie di San Bernardo.
Con l’intervento di Du Tillot, ministro di Don Ferdinando di Borbone, per il monastero cominciò un declino che divenne definitivo nel 1805, con la soppressione napoleonica.
Per 170 anni l’edificio è stato adibito a molti usi laici, finché, a partire dagli anni ’70, il Comune lo ha recuperato e vi ha trasferito i propri uffici e la biblioteca comunale.
Torniamo indietro per camminare lungo quella che un tempo era chiamata la “Strada dritta”, ovvero l’attuale Corso Garibaldi.
L’ospedale civile, posto nell’isolato tra Via Roma e Via Garibaldi, è sorto accanto al convento di San Gaetano, fondato da Gaetana Moruzzi nel 1761 come ospedale e da lei trasformato in monastero dieci anni dopo. La loro attività era sostenuta dalle rendite dei fondi agricoli: nel Settecento gli ordini religiosi erano proprietari di più delle metà delle terre attorno a Fiorenzuola.
L’edificio posto poco più avanti - sulla sinistra, presso Largo Gabrielli - era il vecchio Municipio, originariamente un convento di Francescane.
Si gira a destra in Via Liberazione per vedere il Teatro Verdi.
L’edificio fu costruito su disegno di Gian Antonio Perrau nel 1847 e fu inaugurato l’8 ottobre 1853 con l’“Attila” di Giuseppe Verdi. Il pittore parmense Bertolotti decorò l’interno, che presenta tre ordini di palchetti.
Fino al 1859 l’edificio fu intitolato a Carlo III di Borbone, quindi chiamato semplicemente “Municipale” fino al 1901: pochi giorni dopo la morte del Maestro, infatti, fu dedicato a Giuseppe Verdi.
Nel 1914, il teatro venne ampliato e rinnovato; dopo decenni di inagibilità, si è provveduto a nuovi restauri alla fine degli anni ’90.
Davanti al teatro si trova l’ex convento di san Francesco con chiesa a navata unica, un complesso della seconda metà del XVI secolo. Le ristrutturazioni settecentesche modificarono in parte l’edificio, arricchito nel 1898 da elementi pittorici; i dipinti del chiostro riportano gli stemmi delle famiglie fiorenzuolane. Il convento è sede dell'asilo Lucca fin dal 1863, ed è provvisto di teatrino.
Torniamo lungo Corso Garibaldi: a destra, al numero 84, c’è il quattrocentesco Palazzo Grossi, ed anche la casa attigua è dello stesso secolo. L’elegante e slanciato palazzo, caratterizzato da grandi finestre ogivali, è decorato da fregi rinascimentali di terracotta, da una fascia marcapiano e da un medaglione con stemma gentilizio.
Dietro Palazzo Grossi si trova Piazza Molinari, cuore civile e religioso della città: qui si visita la Collegiata di San Fiorenzo.
La sua costruzione fu avviata nel XIII secolo sulle rovine dell’antichissima chiesa dedicata a San Bonifacio, ma fu terminata solo tra il 1485 e il 1493; la consacrazione risale al 1525.
La chiesa unisce i caratteri romanici a quelli gotici, con elementi rinascimentali: lo stile dominante è comunque lombardo-ogivale.
A sinistra c’è la quadrata torre campanaria in posizione isolata, eretta su una costruzione preromana.
L’imponente facciata è slanciata da cinque pinnacoli ed è tripartita da robuste lesene; il portale rinascimentale in cotto, sovrastato da rosone, è fiancheggiato da alte finestre gotiche. La pianta basilicale della collegiata è a tre navate scandite da otto grossi pilastri in cotto e culminanti in tre absidi, mentre la copertura è a volte ogivali a crociera.
In controfacciata si ammirano dodici quadri seicenteschi di grandi dimensioni: ciascuno rappresenta un apostolo.
Nel 1656 fu edificata, nella navata destra, la barocca cappella del Sacramento: a pianta quadrata, ha un coro rettangolare e una cupola sormontata da lanterna; stucchi settecenteschi che effigiano gli Evangelisti ed i loro simboli la arricchiscono insieme a due dipinti di Pietro Galli (XVII secolo).
La seconda e la terza cappella di sinistra - di S. Bernardo e della SS. Trinità – furono commissionate dell’arciprete Lodovico Salomoni, che ampliò il tempio; il terzo altare è ornato da una pala di Marco Benefial, che rappresentò il Miracolo di San Fiorenzo (1741): il dipinto è racchiuso in una splendida ancona in legno dipinto ed intagliato da Guglielmo da Forlì nel primo Cinquecento.
La cappella del Crocifisso mostra le decorazioni rococò di Antonio Alessandri (1740).
Altra meravigliosa opera d’arte è l’altare marmoreo, realizzato su disegno di Giovanni Paolo Panini e ornato dagli arredi di Angelo Spinazzi.
La statua della Madonna del Sasso è opera di Catalano da Fiorenzuola (1450 ca.).
I restauri del 1962 riportarono alla luce un grande ciclo di affreschi lombardi (fine XV – inizio XVI secolo) presso l’abside, il presbiterio e le navate. Altri affreschi si trovano all’inizio della navata di destra e su alcuni pilastri.
Le raffigurazioni didattiche dell’abside occupano una superficie di 192 mq e arrivano ad un’altezza di 18 metri: tra il 1492 e il 1493 furono riprodotti la Vergine, la Crocifissione e San Fiorenzo: in molte scene sacre sono stati ritratti i committenti dell’opera inginocchiati, e si individuano stemmi ed iscrizioni. (Collegiata di San Fiorenzo: tel. 0523.982247).
Ritorniamo su Corso Garibaldi: sulla sinistra, al numero 111, c’è il settecentesco Palazzo Bertamini Lucca, con il retrostante Parco del 1860, polmone verde di Fiorenzuola che gli eredi Lucca hanno aperto al pubblico.
Il palazzo, di proprietà privata, è riccamente decorato: la piccola cappella di famiglia fu affrescata da Bartolomeo Rusca e Francesco Natali tra il 1723 ed il 1725.
Nell’area compresa tra Piazza Marsala, Piazza Caduti e Corso Garibaldi c’era Castelvecchio: un edificio ingloba parte dell’antico fortilizio, come si evince dal muro a scarpa che divide due moderni fabbricati lungo Corso Garibaldi.
Ricordiamo ancora che lungo la Strada Dritta c’era la Sinagoga, chiusa nel 1984.

Dintorni

A Baselicaduce (58 m) si visita la chiesa dei SS. Felice e Tranquillino. Il nome del paese ci dice forse che il tempio primitivo aveva struttura basilicale. Il nuovo edificio, consacrato nel 1918, ha invertito abside e facciata rispetto al precedente, affinché i fedeli guardassero verso Gerusalemme. Il dipinto che raffigura la Vergine, San Felice, San Nonnoso e San Tranquillino è opera di Salvatore Porro (1652).
Nelle vecchie scuole di Baselica uno spazio chiamato Filmkamera è dedicato a cinema, pittura, scultura e musica.
San Protaso (84 m) era parte di un medievale sistema di fortificazioni, come possiamo ancora constatare dall’antica torre quadrata in sasso; le stanze interne, unite da scala a chiocciola, hanno soffitti a volta con piccoli archi ogivali. La chiesa dei SS. Gervaso e Protaso risale al XII secolo, ma forse esisteva un tempio più antico. Le ristrutturazioni settecentesche dotarono la chiesa di tre navate e del campanile, e Luigi Dodi restaurò ancora l’edificio tra il 1930 e il 1947. Sopra il portale è raffigurata la Vergine tra i Santi Gervaso e Protaso di (Mario Schiavi, 1949-50). All’interno si ammira un battistero cinquecentesco.

Informazioni Utili

Municipio:
Piazzale San Giovanni, 2
Tel: 0523.9891
Fax 0523.982680 
e-mail: servizi.istituzionali@comune.fiorenzuola.pc.it
sito web: www.comune.fiorenzuola.pc.it

Carabinieri:
tel. 0523.983193 - 984488

Ufficio Cultura:
tel. 0523.989323

Pro Loco:
Corso Garibaldi, 46
tel. 0523.941766

Frazioni: Baselicaduce, San Protaso.

Distanza da Piacenza: 22 km

Superficie: 59,74 kmq
Altitudine: 80 m
Residenti: 13.500 circa

CAP: 29017